A circa cento miglia da Londra, adagiata nella campagna inglese,
sorge la città di Rugby. Sul prato del college
di questa ridente località, nel lontano 1823, William
Webb Ellis, prendendo la palla da calcio con le mani, ruppe
gli schemi e diede vita al gioco del rugby.
La distanza dal luogo dell'avvenimento al negozio del calzolaio
James Gilbert, ideatore e creatore della forma
del caratteristico pallone da gioco non è molta: soltanto
trecento metri. Trecento metri che ogni rugbysta desidererebbe percorrere
per respirare a pieni polmoni la storia di uno sport vero che tale
è rimasto ancora oggi. Dal piccolo negozio, oggi trasformato
in un museo del rugby, è venuta fuori un azienda che oggi
si pone ai vertici del mercato internazionale: il novanta per cento
dei club a livello mondiale usa il pallone Gilbert.
La storia
Il nome di Gilbert è stato identificato
con il gioco del rugby fin dalla storica nascita. William
Gilbert fu un fabbricante di scarpe e stivali della Rugby
School, e aveva un piccolo negozio sulla strada principale ma quando
William morì, suo nipote James lo succedette. James
Gilbert fu molto amato dai rugbisti del suo tempo, ebbe
la reputazione di essere..”una meraviglia della natura, sempre
vincente…” . Fu responsabile dello stand del cuoio per
l’Esposizione di Londra nel 1851 che può essere visto
nell’attuale Museo Gilbert.
Nel 1906 alla morte di James, suo figlio J.J. Gilbert
prese in mano gli affari di famiglia. J. Gilbert
oltre ad essere coinvolto nella produzione di palloni, era anche
un entusiasmante giocatore per il Rugby Club ed un tifoso accanito
del gioco in generale.
L’ultimo Gilbert coinvolto nella compagnia,
James, servì l’armata in Francia quando suo padre morì
nel 1917. Dopo la guerra ritornò per mandare avanti l’azienda
essendo la quarta generazione della sua famiglia coinvolta nel commercio.
J. Gilbert era meticoloso in tutto quello che faceva,
dal tenere in considerazione, all’assicurare che ogni pallone
Gilbert fosse di reputazione eccellente.
Scrisse lettere interminabili per mantenere il nome della Gilbert
sulla copertina della partita e fu grazie ai suoi innumerevoli sforzi
che la palla Gilbert fu esportata nei maggior paesi
rugbisticamente evoluti del mondo, in modo particolare in Nuova
Zelanda, Sud Africa e in Australia. Controllò e stampò
ogni pallone "match" personalmente per
assicurare la più alta qualità.
I capi da lui collezionati durante i suoi contatti nel gioco formano
il grande patrimonio storico del museo di Gilbert aperto nel 1987.
Dal principio di questi anni la palla Gilbert è
stata usata quasi da tutte le nazioni rugbistiche e ad ogni livello
di gioco.
L’eredità tecnologica continua e vede la Gilbert fare
progressi nella produzione di palloni, e in aree più estese
nell’equipaggiamento del rugby, continua a mantenere alti
gli standard costituiti da J. Gilbert oltre 150 anni fa.
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